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San Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941)

San Massimiliano Maria Kolbe
“Questo modesto eroe rimarrà tra i grandi come segno visibile dei valori e dei poteri morali nascosti nelle persone martirizzate e screditate. Sulla soglia della morte appare la parola vitale, la parola di Cristo, che rivela il mistero della sofferenza innocente: diventare un riscatto per i propri fratelli, olocausto, e oltre a tutto – amore. (…) Nel campo di Oświęcim padre Kolbe ha eseguito questo imperativo dell’amore redentivo in duplice senso”.
Paolo VI, Roma, messa di beatificazione, il 17 ottobre 1971

Il suo vero nome era Rajmund oppure Mundek. È noto che nel campo di concentramento tedesco di Auschwitz, con il numero 16670 ha deciso di morire di fame al posto di un altro detenuto, padre di famiglia, Franciszek Gajowniczek.

         Ma solo pochi sanno che per tutta la sua vita è stato un titano del lavoro, un vulcano di idee e un bravo costruttore. Già al liceo Mundek era soprannominato "l'astronauta francescano", mentre nel monastero dei padri Francescani veniva chiamato “folle Max”. Era affascinato dall’aeronautica e dai missili. Sosteneva che l’uomo una volta sarebbe andato sulla Luna.

         Nel 1927 ha iniziato dalle fondamenta la costruzione del monastero francescano a Niepokalanów nelle vicinanze di Varsavia. In breve tempo il complesso disponeva di decine di edifici, della propria centrale elettrica, della ferrovia a scartamento ridotto e di un sistema antincendio, oltre ad un ospedale, panetteria e caseificio. Nel 1939 esso veniva riconosciuto come il più grande monastero nel mondo.

         Padre Massimilano ha creato anche un impero mediatico. Il 22 gennaio 1922, quando viveva ancora nel monastero di Cracovia ha iniziato a pubblicare il mensile dal titolo “Cavaliere dell’Immacolata”. Alla fine del 1938, la rivista "Cavaliere dell'Immacolata" raggiungeva perfino un milione di copie. Per velocizzare la stampa, il monaco ha ordinato di collegare la macchina per la stampa ad un motore diesel. Programmava di creare la prima televisione cattolica del mondo.

         Quello che tuttavia rimane la cosa più importante è che ha sempre fatto tutto per gli altri, mai per se stesso. E quando ad Auschwitz è arrivato per lui il momento della prova, ha seguito le orme di Gesù, che ha sacrificato la sua vita per gli altri.

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