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San Sigismondo Felice Feliński (1822-1895)

San Sigismondo Felice Feliński (1822-1895)
“(…)nel tempo difficile dell’asservimento nazionale, chiamava fermamente a continuare a rendere servizio a favore dei poveri, ad aprire istituiti educativi e centri di aiuto. Fondatore di un orfanotrofio e di una scuola, ha portato nella capitale le Suore della Divina Misericordia. Dopo la sconfitta della rivolta di gennaio, guidato dalla misericordia verso i propri fratelli, ha apertamente preso la parte degli oppressi. Per essere rimasto fedele al suo amore ha pagato un alto prezzo, è stato deportato in Russia per venti anni. Trovandosi sul territorio straniero non si scordava delle persone povere e confuse, offrendogli amore, pazienza e comprensione. Si narra di lui che durante il periodo della sua deportazione, oppressione, nella preghiera modesta, abbracciava la parte bassa della croce e si offriva alla misericordia di Dio”.
Giovanni Paolo II, Błonia di Cracovia, il 18 agosto 2002

 

Laureato in matematica e in scienze umanistiche. Ha partecipato nella rivolta di Poznań (contro l’oppressore tedesco) e dopo la sua sconfitta ha deciso di aderire al seminario per sacrificarsi al rinnovamento spirituale della Patria.

È stato ordinato sacerdote nel 1855. Quasi subito dopo è diventato professore e padre spirituale dell’Accademia Spirituale di San Pietroburgo.

La sua vita sacerdotale fu piena di attività caritative. Si è occupato dell'istituto Famiglia di Maria, dove ha conosciuto l'inimmaginabile miseria degli orfani. Tutelava gli orfani del centro per i poveri, ma curava anche la nuova congregazione monasteriale – Congregazione delle Suore Francescane della Famiglia di Maria, in qualità di fondatore.

Nel 1862 Feliński è stato nominato arcivescovo di Varsavia. L'Arcivescovo ha riaperto le chiese che erano state chiuse, ha visitato l'arcidiocesi, gli ospedali, i ricoveri per i poveri e i senza tetto, nonché il rifugio gestito dagli ebrei nel quartiere di Wola a Varsavia. Ha chiesto la grazia per numerosi sacerdoti esiliati in Siberia. Ha portato a Varsavia le Suore di Nostra Signora della Carità e le Suore della Famiglia di Maria, per affidare loro l’educazione delle ragazze più povere.

Dopo lo scoppio della rivolta di gennaio (contro l’oppressore russo) le repressioni si sono intensificate. L'Arcivescovo volendo proteggere i connazionali, ha deciso di scrivere allo zar una lettera nella quale lo richiamava con decisione a restituire la libertà alla Polonia. Per questo gesto è stato deportato per 20 anni a Jarosław sul fiume di Volga.

Durante il suo esilio l'arcivescovo ha continuato a svolgere le attività apostoliche e caritative. Tornato dall'esilio, non poteva rientrare a Varsavia. Viveva nel villaggio Dźwiniaczka Podolia: confessava, predicava, organizzava ritiri, scriveva, ha fondato una scuola e ha iniziato a costruire una chiesa.

È morto il 17 settembre 1895 a Cracovia.

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